Sulla rivista

Focus e ambito

Limina. Intorno al testo è il nome di questa rivista e del progetto che vi sta alla base, un progetto che sta sempre più prendendo forma, una forma composita, reticolare, come il concetto cui essa rimanda. Il margine, l’interstizio, come spazio fisico riempito e, metaforicamente, come luogo immateriale dove far confluire idee, proposte, incontri e confronti.

Limina segnala tutto ciò che sta intorno al testo e fra le righe del testo e che può fungere da imprevisto viatico per entrare nel testo. Limen è la soglia, l’ingresso, l’accesso: varcarlo, immergendosi nel pieno delle note, delle glosse, dei segni di attenzione, delle immagini, significa avvicinare la pagina seguendo un percorso laterale, significa appropriarsi di un’opera mediante la parola altrui, coglierla in una dimensione quotidiana, nella sua ricezione minuta, nella sua capacità di penetrazione sociale oltre che culturale, illuminando il processo di costruzione e restituzione di senso che è l’essenza stessa della lettura. Il margine è anche il luogo delle scritture avventizie – una preghiera o una poesia; è lo spazio dei ricordi e delle memorie – un possessore cinquecentesco che annota la nascita dei suoi cani; è la sede degli scarabocchi infantili: è la vita che scorre a lato, sollecitata dalla lettura e dalla letteratura.

Circolazione, diffusione, fortuna, ricezione. Sono i termini che descrivono il processo di deposito dell’opera presso il pubblico e di ri-attivazione dei suoi messaggi da parte dei lettori. I limina ci aiutano a studiare il testo da una prospettiva nuova, che è poi l’unica, a nostro parere, davvero viva e vitale.

Le angolature da cui osservare possono essere ovviamente molteplici. Per questo abbiamo deciso di raccogliere le tante declinazioni del concetto limina nei tanti progetti che le incarnano in un database open access: https://www.dantelimina.it. Anzitutto vi si trova il progetto madre (Prin 2022), che riguarda i limina dei manoscritti dell’antica vulgata della Commedia di Dante. LiMINA (Lost in Manuscripts. Ideas, Notes, Acknowledgments) appunto, che contiene le schede descrittive dei manoscritti, realizzate in collaborazione con Manus On Line (https://manus.iccu.sbn.it/limina), e l’esame di tutte le tracce di lettura lasciate nei margini, nelle interlinee, negli intercolumni, nelle carte di guardia.

Presto questo progetto, questa idea, questo concetto si è allargato e ha finito per comprendere i vari modi in cui i lettori, di diverse epoche e latitudini, si sono appropriati del testo. Prima di tutto copiandolo. Un imprescindibile punto di partenza non può che essere lo studio ecdotico della sovrabbondante tradizione del poema. Per questo il software Dante Matrix raccoglie le collazioni su circa 600 passi di tutti i 580 manoscritti della Commedia non frammentari e permette di ricercare le affinità testuali di ciascuno di loro.

Un altro indirizzo, in continuità con la tradizione manoscritta (e con il progetto I.D.P. e I.D.P. 2.0), si propone di mappare, in modo completo, ed esaminare il lascito a stampa. È stato scelto un ambito sotto molti aspetti privilegiato: l’illustrazione. Il poema di Dante, si sa, è visivo. Nella mente di chi legge si imprimono immagini di mondi, figure, atmosfere. Questo potere visuale della Commedia ha generato miniature, disegni e xilografie, quando la tradizione iconografica era già matura. D.A.N.T.E. (Digital Archive and New Technologies for E-content) è il sito in cui trovano spazio le descrizioni delle illustrazioni della Commedia nelle stampe dal Cinquecento a – si spera – oggi. Abbiamo creato un catalogo, che sarà presto disponibile online e a stampa, che rovescia il rapporto tra manufatto e contenuto, mettendo al centro dell’indagine l’illustrazione e i suoi rapporti con il passato iconografico e le codificazioni successive, assumendo, quindi, le stampe come segni di una interpretazione, ricca e composita, multimediale, della materia dantesca. Dell’esemplare descritto (uno, significativamente, perché rappresenta per noi solo un testimone “fra i tanti possibili” della trasmissione delle immagini) sono forniti, inoltre, dettagli riguardanti proprio i limina. Questo perché non va dimenticato che anche le stampe, oltre ai codici, sono depositari di fondamentali tracce di lettura.

Vi è, poi, l’ambito, potremmo dire, elettivo della lingua, cui guarda D:verse (Dante in vernacular experience: readings, studies, exegesis). La lingua è ovviamente un fondamentale medium di appropriazione del testo: D:verse entra nel vasto perimetro delle traduzioni della Commedia (e dei commenti) nei vari dialetti italiani, prodotte dal XIX secolo, per renderle fruibili e interrogarle attraverso edizioni digitali, commenti e glossari. Un terreno di indagine dalle grandi potenzialità, considerato che ogni sistema linguistico è in grado di comprendere e rendere con sfumature diverse i vari aspetti dell’opera, varcando il limen della sua significazione per restituirla in una veste aderente ai differenti contesti.

Contiguo a questo, il crogiolo delle diverse culture in cui la parola di Dante, come un seme, si deposita e produce frutti inaspettati. Così è nato Dante Juyō, che potremmo tradurre con “la ricezione e fortuna di Dante” in Giappone. Dove, come sarà ad alcuni noto, il mondo della Commedia, e soprattutto dell’Inferno, vive nei manga, nei videogiochi e nell’arte contemporanea. In Dante Juyō raccogliamo le digitalizzazioni delle stampe antiche di Dante conservate in Giappone, in parte arrivate coi missionari gesuiti, in parte con le campagne governative di acquisto del periodo Meji, il periodo di apertura all’Occidente e ne studiamo i limina, proprio con lo scopo di ricostruire modalità e tempi di questo primo ingresso del Poeta in Oriente. Inoltre, raccogliamo le traduzioni e le riscritture che sul finire dell’Ottocento e nel secolo scorso hanno affollato il mercato librario nipponico. Infine, la contemporaneità, con le esperienze della cultura j-pop (japanese pop) e dell’arte, in cui il segno di Dante compare, si intravede, vive in nuove formulazioni e formalizzazioni.

Ricomporre una identità attraverso l’altro. Ecco, seguendo questa logica, riteniamo che sia importante comprendere altre tradizioni per trarne spunti, culturali, metodologici, di indagine, così da rendere prismatico l’approccio ermeneutico. Siamo coscienti che non c’è nulla di più importante dello scambio, della contaminazione di idee e proposte; in sintesi, di una collaborazione aperta, basata sul rispetto e l’ascolto. Solo gli incontri producono conoscenza e progresso. E siamo grati ai tanti fruttuosi incontri fatti lungo la strada che abbiamo intrapreso: in particolare, quelli con i giovani – molti dei quali partecipano a questo primo numero – che, con il loro entusiasmo, oltre che con il duro lavoro, costituiscono la vera linfa vitale di questo progetto; ma anche, a un livello persino inatteso, quelli con i tecnici, che hanno integrato le nostre competenze e dato corpo alle nostre idee, attraverso soluzioni grafiche, informatiche, digitali.

Immaginiamo di continuare il lavoro sugli altri codici della Commedia, fino a includere l’intera tradizione manoscritta. E di completare anche quella sulle stampe illustrate, e annotate. Ci auguriamo di replicare quanto fatto per Dante Juyō presso altri Paesi. E ancora, stiamo lavorando perché, rientrando nei nostri confini, vorremmo studiare il modo in cui autori della letteratura italiana moderna e contemporanea, da Foscolo a Leopardi, da Gozzano a Levi, da Bufalino a Pavese, hanno letto Dante, osservando i margini delle edizioni che hanno occupato gli scaffali delle loro librerie.

Stiamo ragionando, insomma, nei termini di un network concettuale che vuole contribuire ad arricchire e differenziare la ricerca, permettendo sì di conservare il valore del testo, dei testi, ma consentendo anche e soprattutto di comprendere, dall’interno, quel processo di vivificazione della letteratura che è ormai al centro di ogni nostra riflessione.

Frequenza di pubblicazione

La rivista ha cadenza semestrale.

Peer review

Tutti gli articoli proposti alla rivista sono soggetti a double blind peer review.

Norme realitive all'Open Acess

Questa rivista fornisce accesso aperto ai suoi contenuti.